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Il Corriere della Sera 24 giugno 2014 - 'particelle elementari'

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Gli amici pensionati di mia madre (e, tra breve, purtroppo anche i miei) sono molto arrabbiati con il ministro Franceschini. Finora erano orgogliosamente inglobati, secondo norma ministeriale, nella categoria di ferro «Over 65», e quasi quasi non si sentivano nemmeno vecchi, ma un?élite fiera di sé. Dimenticavano le magre pensioni, gli acciacchi e i dolori e usufruivano della grande opportunità di entrare gratis in un museo. Sentivano il riconoscimento sociale tributato loro attraverso una misura di rispetto e di gratitudine. Li vedevo, in fila alle Scuderie del Quirinale o alla Pinacoteca di Brera, muniti del documento di identità che attestava il loro ingresso nella speciale categoria, «Over 65», insignita dell’onore di non pagare il biglietto. Ora, un decreto del ministro Franceschini li rottama, li indica come biechi privilegiati che campano sulla cultura gratuita alle spalle dei giovani, membri di una casta sovraccarica di favori: vecchi da punire con il ritiro di un immeritato vantaggio. Erano contenti di gustare gratuitamente le opere di Frida Kahlo o le raccolte di Andy Warhol? Basta, è finita: d’ora in poi pagheranno caro, pagheranno tutto. 
Ma perché? E perché i ministri danno retta ai loro consiglieri, gente algida che non conosce la vita e misura i comportamenti con le astrazioni di un?econometria priva di anima? Dicono che con i soldi dei biglietti non più distribuiti gratis ai vecchi, potranno finanziare la gratuità per i ragazzini e per le notti dei musei a un euro. Pura illusione: tanti «Over 65» nei musei non metteranno più piede, si sentiranno umiliati e mortificati, non incrementeranno gli introiti delle mostre, perché le diserteranno, perché con la loro pensione non aggiungeranno un’altra spesa insostenibile. Per cui niente introiti. Niente anziani disposti a pagare il biglietto. Gli amici pensionati di mia madre si davano appuntamento davanti al museo, sempre in anticipo perché le persone anziane sono ossessionate dalla puntualità e perché uscire e andare al museo per loro era una festa, un appuntamento da non mancare. Ora resteranno a casa, o al massimo centellineranno le loro presenze ai botteghini dei musei dove chiedono cifre impegnative per loro. Demagogia? E chi lo dice, il ministro di un governo che ha appena difeso il diritto della gente di esser felice di 80 euro in più al mese senza essere derisa? Lo dicono i burocrati del ministero, con i loro pallottolieri di plastica, che non conoscono di quanto rancore possa essere capace una persona anziana messa al bando perché anziana? E non pensano, i burocrati con il pallottoliere e il ministro che ha dato loro retta, che una comunità che offriva agli anziani il godimento della cultura, dell’arte, del paesaggio di cui essa è ricca era una comunità che sapeva risarcire gli «Over 65» per quello che avevano fatto nella vita? E che diavolo c’entrano le giuste politiche per i giovani con l’arroganza sull’anziano che non metterà più piede in un museo.

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